Il Michelangelo di Marcialla
Nel numero 44 della nostra pubblicazione (dic. 2005) figurava un articolo opera del sottoscritto in cui si attribuiva la Pietà di S. Maria a Marcialla alla fase giovanile di Michelangelo. In tale scritto si affermava che l’attribuzione è condivisa da alcuni storici dell’arte fra i quali occorre ricordare James Beck, Alessandro Vezzosi e la dottoressa Elsa Masi, presidente dell’associazione culturale Francesco e Andrea da Barberino.
Ora grazie alle ricerche della Dottoressa Masi l’assegnazione è diventata quanto mai probabile, la studiosa ha infatti reperito un articolo su una rivista del 1890, intitolato “La Pietà; un affresco sconosciuto di Michelangelo” del critico d’arte Ettore Bagnoli in cui l’opera è attribuita al Buonarroti in particolare secondo Bagnoli ad avvalorare l’ipotesi di un lavoro Michelangiolesco contribuiscono i ladroni nudi e con una muscolatura messa bene in evidenza che è piuttosto insolita nelle pale d’altare del periodo e che quindi rivela un ingegno amante della novità, quale è appunto il Buonarroti fin dalla prima gioventù.
E secondo Bagnoli quando l’opera sarebbe stata realizzata ossia tra il 1495 e il 1496, Michelangelo contava poco più di ventenni essendo nato il 1475, e tale ipotesi trovano riscontro nell’articolo del Bagnoli, secondo cui gettando uno sguardo su questa opera e passando in rassegna figura per figura, l’occhio trova impresso e effigiato un carattere che manifesta mente alta e grande mano difficilissima, resa facile dal genio.
Il divino Michelangelo fu di tanto. Infatti chi per la prima volta osserva il dipinto non può non rimanere meravigliato, tanta è la bellezza circoscritta in quella parete; toccata con fiere e vive pennellate non v’ha parte in questo dipinto che non sospinga al suo intendimento; alla Pietà.
È un insieme di figure stupende, nell’attitudine debitamente ordinate e tutte debitamente con l’impronta nel volto e negli atti dell’interna agitazione bell’esempio dell’unità di forma. “Il morto Gesù posa, come abbiamo notato, su di una specie di cataletto posto sulla base del quadro”.
Ora dunque chi bene esaminasse il Gesù della Pietà in marmo di Roma con il Gesù della Pietà affresco di Marcialla vedrebbe due differenti morti, con attitudine in alcune parti dissimili, ma non a fatica dopo avervi posato gli occhio, potrà scorgervi lo stile uguale, la stessa mano disegnatrice, per esser di più conservato il disegno di prima.
Fra gli altri personaggi che colpiscono il nostro autore occorre citare, il buono e il cattivo ladrone sono due igure nudi, che fan parte del quadro situate ai lati, ambedue in piedi e di uguale altezza naturale.
Alcuni han creduto ravvisarli per due santi martiri, come hanno usato di fare diversi in simile composizioni, io, con debito rispetto, ritengo che debbono essere i così ladroni e ciò per due ragioni, desunte dall’osservare il lavoro. Primieramente l’attitudine del personaggio a sinistra e contrario a manifestare quella forza di virtù, che trae un martire a sostenere le pene del martirio per la fede, ritorcendo egli sdegnoso e inciprignito lo sguardo e la faccia di Gesù, mentre l’altro ci si rappresenta quale la tradizione e la storia ci tramandano, cioè un uomo pentito.
In pratica il documento reperito dalla dottoressa Masi potrebbe rivelarsi prezioso per l’attribuzione del dipinto del Buonarroti, tuttavia c’è ancora da lavorare per la definitiva assegnazione, la quale sarebbe una ragione di più per i turisti e cittadini per visitare la chiesa del piccolo borgo della valdelsa.
Cristiano Dainelli
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